Come ordinare ricambi

quel lampadario in vetro di murano bello, prezioso, raffinato lo vedi tutti i giorni, è il centro della casa, quando arrivano gli amici oppure più semplicemente quando lo guardi è il centro dell'attenzione. se viene a mancare un pezzettino, anche piccolo come una foglia in vetro di murano oppure un fiore l'occhio cade sempre li, in quel piccolo fastidiosissimo spazio vuoto.

SEGUE DALLA HOME fornace, fu migliorata alla fine del ‘400, con l’introduzione della canna di vetro forata.

Con la lavorazione a "retortoli" ebbe inizio così quella lavorazione che, assieme a quella a "redesello", un intreccio di canne in cui si intrappolano piccole bolle d’aria, sarà chiamata a filigrana a partire dal 1687.

Per regolamentare la partecipazione ai Consigli, che erano frequentati anche da persone non muranesi, venne istituito nel ‘600 un "Libro d’oro", in cui vennero iscritti solo gli aventi diritto alla cittadinanza muranese. In questo secolo furono particolarmente apprezzati gli specchi muranesi, prodotti già dal ‘500. Il ministro di Luigi XIV, Giambattista Colbert, reclutò nel 1665 degli operai muranesi specializzati nella lavorazione di lastre di vetro per specchi, per introdurre questa lavorazione nella

 

"Manifacture Royale des Glaces de Miroir"

a Parigi.

A tenere alta la produzione veneziana del ‘700, che soffriva della concorrenza del vetro di boemia ed inglese, fu Giuseppe Briati, con i suoi lampadari con bracci metallici rivestiti da elementi tubolari( le boccole dei Ca'rezzonici) soffiati di cristallo con elementi decorativi policromi ( le Ciocche, da qui il nome di lampadario Rezzonico o ciocca) e i "desser" cioè centrotavola.

L'unica produzione fiorente fu quella delle conterie. I primi segni di risveglio si ebbero nel 1838 con Domenico Bussolin, che dette nuovo impulso alla lavorazione della filigrana. Figura di spicco intorno alla metà del secolo fu Pietro Bigaglia, con le sue originali fíligrane contenenti fili di avventurina,

 e i pressacarte realizzati in millefiori.

A convincere i muranesi che si poteva tornare all'antica grandezza fu

l'Abate Zanetti

che, dopo la metà dei secolo, aprì la

"Scuola festiva di disegno per gli artieri"

e l'attuale Museo Vetrario, in cui raccolse atti e documenti degli archivi muranesi, assieme a vetri, ritratti, medaglie . L'avvocato vicentino

Antonio Salviati

produsse mosaici che furono esportati in tutto il mondo.

Dopo la loro riscoperta da parte di Lorenzo Radi, e raccolse i migliori maestri per la produzione di manufatti leggeri ed eleganti.

 Negli ultimi anni del 1800 e i primi del secolo scorso i vetrai muranesi produssero soffiati di eccessivo virtuosismo tecnico.

 Tra le due guerre e nel secondo dopoguerra sorsero le più importanti

Vetrerie  attuali, che lavorano per lo più ancora in modo tradizionale, con gli arnesi e le tecniche vecchi di secoli:

 

 a fare lampadari, oggettistica, specchi, canne vitree, vetri murrini, 

decorazione e incisione su vetro, oggetti a lume.

 

Attualmente c’è una crescente attenzione di qualche buon artigiano ad una produzione di manufatti di gusto moderno, ma che evidenzia un sapiente uso di una tecnologia secolare.