Specchi veneziani contemporanei

vetro di Murano Torchon | Tortiglione

Il confine fra moderno classico e contemporaneo è estremamente labile.

Quando la creatività incontra il maestro vetraio i risultati sono eccezionali.

libera il tuo istinto creativo realizziamo gli specchi che vuoi per rendere concreti i tuoi sogni.

specchio-veneziano-torciglione-rettangolare

Stile venini Rettangolare

  

Questo splendido modello a forma rettangolare, con il vetro di Murano trasparente.

 

Specializzati in specchi di grandi dimensioni

Preventivi specchi veneziani in vetro di Murano Massiccio

dalla fornace alla tua casa 

 

Oggetti preziosi che mantengo il loro valore nel tempo

investimenti per arredare

Esempio colori 

preventivi senza impegno ed a prezzi davvero bassi per i modelli Torchon | Torciglione

specchio-veneziano-torciglione-trasparente

Specchio veneziano Torchon | Torciglione

Specchio veneziano dalla forma circolare con un diametro di cm 80.

Sono realizzabili forme e dimensioni come vuoi. 

Per questo specchio è previsto un pagamento personalizzato e frazionato in un acconto ed  il saldo alla consegna.

Per qualsiasi informazione non esitate a chiedere

 

La lavorazione in vetro di Murano massiccio ( cioè pieno) Torchon del bordo  ne fa un esemplare da collezione dal gusto stupendamente contemporaneo adatto alle più belle abitazioni del mondo.

La spedizione è compresa per l'Europa e le Americhe.

Per altre destinazioni CHIEDERE PRIMA DI ACQUISTARE.

Imballo in cassa di legno

 

Specchio in vetro di murano torciglione diametro di cm 80

1.970,00 €

  • disponibile
  • consegna in 2 settimane1

Tutti i modelli possono essere realizzati realizzati in colori a richiesta, anche con polvere oro.

Le forme circolari, quadrate e rettangolari. Le misure : al momento ( 13 agosto 2021)  siamo arrivati ad un massimo di cm 150 

Con il cliente giusto possiamo fare anche di più.

Murano nel XVII° secolo contava circa 8.000 abitanti, svariati privilegi, dall’esenzione dalle tasse, all’autorizzazione al matrimonio con fanciulle nobili, sontuosi palazzi, chiese e un reddito pro capite di € 124.425 (calcolato ad oggi).

 

Ma da dove veniva tutta questa ricchezza in una piccola isola che inizialmente viveva esclusivamente di pesca?

 

Dalla capacità della Serenissima di preservare ed evitare con tutti i mezzi disponibili che i segreti della produzione del vetro venisse portata fuori dall’isola, distante quasi un’ora di barca dal centro di Venezia e da dove furono trasferiti già dal 1291, per i continui incendi, le fabbriche e la corporazione dei vetrai.

Oggi come ieri, l’economia di Murano si deve confrontare con molteplici problemi, ma il più importante è la concorrenza straniera, Cina e Romania oggi, Boemia e Francia ieri.

La Repubblica tratteneva gli artigiani, attratti dalle offerte delle potenze straniere che se li contendevano a peso d’oro, colmandoli di privilegi.

 

Ma se qualcuno si faceva lusingare dalle ricchezze offerte , la Serenissima sapeva porvi rimedio, come vedremmo più a vanti.

Ma quanta ricchezza produceva quest’arte?

Per capirlo partiamo dal “ducato d’oro”, otto milioni di ducati d’oro era il “fatturato” del vetro di Murano.

Facendo qualche conto, otto milioni di ducati moltiplicati per 3,5 grammi d’oro (il peso del Ducato) = 28 milioni di grammi che alla quotazione attuale corrisponde a circa € 995 milioni. SeDucato li dividiamo per gli 8.000 abitanti, sono € 124.425 ad abitante. Oggi il medesimo settore fattura all’incirca 120/130 milioni di euro all’anno (fonte Confindustria) e Murano conta 5.200 abitanti, facendo le stesse operazioni passiamo a € 25.000 a testa, bambini compresi.

 

Un primo crollo Murano l’aveva già conosciuto a metà del 1600 quando Ferdinando de’ Medici convinse alcuni maestri vetrai ad aprire una fornace A Pisa.

Il successo di quella prima “esportazione di tecnica” fu all’origine di una piccola diaspora le cui dimensioni cominciarono a destare preoccupazione a Venezia. Poco dopo, nel 1664, Luigi XIV° si mise in testa realizzare il progetto ideato dal suo architetto di fiducia, Jules Hardouin-Mansart, costruire nel suo nuovo palazzo di Versailles, una galleria di uno splendore inaudito, la Galerie des Glaces, la Galleria degli specchi.

Per questo ambizioso progetto re Sole diede ordine di rubare il segreto degli specchi veneziani in vetro di Murano Ad ogni costo.

Venezia si troverà coinvolta in una vera e propria “guerra degli specchi”.

“Nel 1665, a Murano, in una notte piovosa di maggio, tre uomini stanno parlando a bassa voce nell’ombra di un "sotoportego" ( i portici in lingua veneziana dei tempi).

Due sono abbigliati con sobrie vesti scure. Il terzo, lascia intravedere, sotto un ampio mantello nero, la manica ricamata di un’elegante marsina.

Tutt’e tre si guardano intorno con lunghe occhiate sospettose.

Non appena sono sicuri che nessuno li segua, fanno cenno a un gondoliere che si accosta silenziosamente e li trasporta verso una barca ormeggiata più lontano.

Tutto si svolge così rapidamente che gli agenti del Consiglio dei Dieci, incaricati della sorveglianza dell’isola, non si accorgono di nulla.

Solo all’indomani, all’alba, gli sbirri della Serenissima cominceranno a dare la caccia ai tre in un inseguimento che da Ferrara li condurrà a Torino e a Lione, senza mai riuscire a fermarli. Qualche giorno dopo, i tre fuggiaschi raggiungeranno Parigi.

Ma chi saranno mai quei misteriosi personaggi?

L’uomo elegante è un aristocratico francese, una spia incaricata dal potente Ministro delle finanze di Luigi XIV, Jean-Baptiste Colbert, di una missione segreta.

Il suo compito non è facile, ma ha avuto l’ordine di portarlo a termine ad ogni costo. Deve fare in modo di condurre a Parigi un piccolo gruppo di maestri del vetro di Murano specializzati nella produzione di specchi veneziani, che è riuscito a reclutare a Murano.

I due di quella notte sono i primi a partire.

C’è voluta tutta la sua abilità per convincerli a superare i loro timori con promesse mirabolanti di denaro e bella vita.”

(Clare Colvin, “Il palazzo dei riflessi” ed Il Corbaccio 2004)

Promesse davvero mirabolanti sapendo che nel 1658, il maestro vetraio Giovan Domenico Battaggia, assunto da Ferdinando de Medici, venne trovato morto per ragioni su cui esistono due versioni ufficiali. La prima è quella del medico di famiglia, veneziano, secondo cui il decesso era dovuto a “quest’aria di Pisa che nella staggion del caldo è pessima e dolorosa”. La seconda, avvalorata da una confessione scritta di Bastian de’ Daniel, che parla di un veleno consegnatogli dagli Inquisitori della Serenissima “col quale ho tolto di mezzo anche altri due operai, come è ormai di pubblico dominio a Murano”. Quale sia la verità su quel decesso, fra il 1659 e il 1660 tutti i transfughi in terra toscana, rientrarono in laguna. Altre morti simili si verificarono durante la “guerra degli specchi” e gli inquisitori di Stato misero in atto ogni mezzo per recuperare i fuggitivi sguinzagliando spie a Parigi, scrivendo false lettere delle mogli e avvelenando quegli artigiani più restii al rientro a murano che producevano specchi veneziani. Nel 1667 lo stesso ambasciatore veneziano arrivò a fare avvelenare due vetrai della Serenissima trasferitisi con le proprie conoscenze tecnologiche nella capitale francese, alla fine i superstiti tornarono a Venezia terrorizzati.

(“I servizi segreti di Venezia” Paolo Preto, 1994)

Dietro questa “guerra”, combattuta senza esclusione di colpi, tra spie, fughe e veleni, ci sono sempre i soliti motivi: il denaro e il potere.

Il ministro del re Sole, Jean-Baptiste Colbert, aveva intuito l’affare che trasformava la sabbia in monete d’oro, tanto da creare a Parigi, nell’ottobre del 1665, la Manufacture royale des Glaces, destinata a diventare la Manifattura di Saint Gobain e, l’anno successivo, seguendo le istruzioni dei vetrai di Murano, verrà prodotto in Francia la prima specchiera in vetro di Murano  alla maniera veneziana.

Fino ad allora Venezia deteneva il monopolio della fabbricazione degli specchi, una amalgama di mercurio e stagno rivestita in vetro, che li rendeva unici, limpidi e trasparenti.

Venezia li vendeva in tutta Europa, guadagnando cifre enormi.

Di che cifre parliamo? in Francia il prezzo medio di uno specchio veneziano equivaleva più o meno a tre anni di lavoro di un operaio e solo i più ricchi se lo poteva permettere. Gli inventari riportano che uno specchio di Murano era valutato più di un dipinto di Raffaello e si diceva che non pochi fossero disposti a vendere terreni e proprietà, pur di possederne uno.

Per Venezia era un’entrata considerevole, per le finanze francesi un salasso.

Quindi il piano ambizioso di Colbert è spezzare il monopolio veneziano e creando una manifattura reale assicurare alla Francia il primato nella produzione di generi di lusso, dalle sete, agli arazzi, ai merletti.

Ma per la fabbricazione degli specchi c’è una ragione di più e non di poco conto: il “capriccio” del re Sole.

A sua volta, Venezia non intendeva perdere un mercato privilegiato e in forte espansione.

 

Nel giro di pochi anni Murano conobbe “una grave crisi d’identità e di produzione, a sua volta foriera di nuove massicce emigrazioni che continuano per tutto il Settecento coinvolgendo anche le produzioni delle conterie (perle a lume) e delle margherite (perline forate)”.

Ma da dove nasce questa crisi? dall’errore di calcolo (ieri come oggi) che aveva portato alcuni muranesi ad accettare le offerte commerciali di una potenza straniera, la lusinga del denaro facile, esportando il loro design e insegnando alcuni segreti di fabbricazione.

“Nulla di nuovo sotto il sole” – direbbe chi ben conosce le origini della crisi attuale – ma una volta imparati tali segreti e avviata la produzione in Francia, i francesi congedarono le maestranze muranesi accusandole di essere “incostanti, volubili e di pessimo carattere”. I transfughi a quel punto rientrarono in patria, ma le quote di mercato no.

I francesi ormai avevano imparato a fare gli specchi da soli e la Galerie des Glaces nella reggia di Versailles fu terminata nel 1682.Galleria degli Specchi

73 metri di lunghezza, 10,50 metri di larghezza per 12,30 metri di altezza. Più di trecento specchi formano diciassette finestre arcuate prospicienti il giardino, fanno da riscontro altrettante finte porte che di giorno riflettono la luce che arriva da fuori, annullando ogni divisione tra interno e esterno. Di notte, illuminati da migliaia di candele, riverberano lo splendore degli arredi, ma anche gli scintillii delle sete, degli ori, delle pietre preziose che ornano le sontuose vesti dei gentiluomini e delle dame, moltiplicando all’infinito, in un gioco di illusioni, il lusso e la ricchezza della corte.

Il Re Sole ha raggiunto quello che voleva.

Quando farà la sua apparizione, percorrendo la lunga galleria, tutti potranno riconoscere, in quegli innumerevoli e abbaglianti riflessi della sua immagine, la manifestazione visibile della sua potenza.

attorno alla metà del 1500, Angelo Barovier creò ed inventò a Murano un tipo di vetro così incolore, trasparente e limpido e lo chiamò cristallo.

Questo sara uno dei segreti della lavorazione del vetro di Murano meglio custodito e più longevo.

La svolta nel 1540:  Vincenzo Rador da  venezia si inventa e brevetta una tecnica per spianare il vetro ed insieme lucidarlo.

 

Nascono così specchi veneziani in vetro di Murano perfettamente piani.